Il segretario alla salute britannico Matt Hancock ha riferito alla Camera dei Comuni dell’esistenza di una nuova mutazione del virus Sars-Cov-2, che in poco tempo ha causato più di mille infezioni registrate in 60 diverse località tra Londra e il Sud dell’Inghilterra e dalle prime analisi sembra si trasmetta con più facilità.
A sequenziare il genoma il Covid-19 Genomics Uk Consortium (Cog-Uk), che monitora il virus proprio per tenere traccia di tutti gli eventuali cambiamenti del virus.
Alla nuova variante sono associate diverse mutazioni tra cui spicca la N501Y che modifica la proteina spike del virus nel suo sito di legame ai recettori umani.
Nel comunicato pubblicato da Cog-Uk si legge:
“Sono in corso sforzi per confermare se qualcuna di queste mutazioni stia contribuendo o meno ad una maggiore trasmissione.
Al momento non ci sono prove che questa variante (o qualsiasi altra studiata fino ad oggi) abbia un impatto sulla gravità della malattia o che renderà i vaccini meno efficaci, sebbene entrambe le domande richiedano ulteriori studi. Forniremo ulteriori aggiornamenti man mano che le nostre indagini procedono”.
La notizia ha da subito generato il panico, causato anche dai molti titoli allarmisti da parte dei media britannici.
Gli scienziati, però, sottolineano di non essere in possesso di dati che provino che la nuova mutazione abbia avvantaggiato il virus, ma è solo uno dei tanti cambiamenti nel suo genoma, come ce ne sono stati nei mesi precedenti.
La genetista Lucy van Dorp ha affermato:
“È incredibilmente frustrante avere dichiarazioni del genere senza nessuna prova associata, è troppo presto per essere preoccupati”.
E così la sua collega Emma Hodcroft, che ribadisce come “l’emergere di mutazioni faccia parte della storia naturale dei virus, e che anzi questo coronavirus muti più lentamente rispetto ai virus dell’influenza”.
Ciò che, però, preoccupa maggiormente è l’incidenza che questa mutazione potrebbe avere sull’efficacia dei vaccini.
Per il momento, per fortuna, non sembrano esserci dubbi sulla loro efficacia, come afferma l’immunologa dell’Università di Birmingham Zania Stamataki:
“l’esperienza con altri coronavirus ci ha insegnato che queste piccole mutazioni non sono così influenti e che i vaccini attuali dovrebbero comunque fornire una protezione adeguata”.
Gli scienziati, però, non abbassano la guardia, consapevoli della possibilità che appaia una mutazione che vada ad eludere le nostre difese.
Per questo è necessario tenere sempre d’occhio il Sars-Cov-2 e studiarne tutti i cambiamenti.


