I negozi possono ottenere uno sconto per l’affitto, se i loro incassi sono crollati a causa dell’emergenza Covid-19.
A deciderlo un’ordinanza del tribunale di Roma, firmata dal giudice Maria Pasqualino Grauso lo scorso 27 agosto.
La sentenza ha dato ragione ad un ristoratore del centro che con un ricorso d’urgenza aveva chiesto la riduzione del canone di locazione, e che il proprietario delle mura non facesse scattare la fideiussione in caso di morosità.
Nella sentenza, ripresa dal Messaggero del 10 settembre, si legge:
“Certamente la crisi dipesa dalla pandemia Covid e la chiusura forzata delle attività commerciali, in particolare quelle legate alle attività della ristorazione, devono qualificarsi quale sopravvenienza nel sostrato fattuale e giuridico che costituisce il presupposto della convezione negoziale.
Nel caso delle locazioni commerciali il contratto è stato stipulato sul presupposto di un impiego dell’immobile per l’effettivo svolgimento dell’attività produttiva”.
Da qui la decisione di rivalutare il canone d’affitto.
Il locale ha ottenuto una riduzione del 40% per i mesi di aprile e maggio 2020 e del 20 per cento per i mesi da giugno scorso a marzo del prossimo anno.
Una cifra importante, calcolando che all’anno il ristoratore era tenuto a pagare 96mila euro di affitto, 8mila euro al mese.
La sentenza andrà certamente a costituire un precedente giuridico importante, ma l’ordinanza, per quanto esecutiva, è un atto cautelare, ma non risolve la questione, che sarà oggetto probabilmente di ulteriore dibattimento.
Detto questo, il giudice Grauso si è ben guardato dal sentenziare che uno sconto dell’affitto sia automatico dopo lo scoppio del Covid.
Invece può essere ottenuto quando l’operatore – proprio per la crisi dei consumi generata dalla pandemia – non può “sfruttare” appieno i locali affittati proprio per offrire i servizi alla clientela. In poche parole, quando ci sono condizioni esterne che impediscono di fare il proprio lavoro.


