Morto a 94 anni il giornalista Arrigo Levi.
Difensore dei valori etici e laici, taglio internazionale, parlava e scriveva correttamente in 4 lingue, Arrigo Levi è morto stanotte a casa sua, a Roma, a 94 anni.
Era tornato da poco a casa dopo un lungo ricovero in ospedale, dovuto a problemi di salute legati all’età: in ospedale, quando si è sentito vicino alla fine, ha cantato l’inno di Israele (La speranza) e ha recitato una filastrocca modenese, probabilmente legata alla sua infanzia.
I funerali si terranno in forma privata a Modena nei prossimi giorni.
Veniva definito un cittadino del mondo, e buona parte della sua carriera la trascorse come inviato per i più grandi giornali.
Appartenente a una famiglia ebraica, nacque a Modena il 17 luglio 1926.
Tra i suoi incarichi più importanti, la direzione de “La Stampa” e il ruolo di editorialista al “Corriere della Sera”, oltre a quello di consigliere per le relazioni esterne di due presidenti della Repubblica: Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano.
In giovane età, Levi emigrò con la sua famiglia in Argentina, a Buenos Aires, per sfuggire alle leggi razziali Italiane. Qui iniziò gli studi universitari e nel 1943 intraprese la carriera giornalistica come collaboratore de L’italia libera, giornale del Partito d’Azione.
Dopo la guerra tornò a Modena, dove completò gli studi, laureandosi in filosofia.
Partecipò alla prima guerra arabo-israeliana, scrivendo corrispondenze dal conflitto per i quotidiani “Libertà” e “Gazzetta di Modena”
La sua carriera lo portò a Mosca, dove ricoprì il ruolo di corrispondente per per il “Corriere della Sera” e il “Giorno”.
Dal 1966 al 1968 condusse il telegiornale per la Rai, una novità per l’epoca, infatti, fino a quel momento, le notizie erano lette in televisione da uno speaker e non da un giornalista professionista.
Fra il 1973 e il 1978 fu direttore de La Stampa di Torino, in anni segnati anche dall’uccisione del suo vice Carlo Casalegno per mano delle Brigate Rosse nel 1977.
È stato uno dei giornalisti italiani con lo sguardo più aperto; autore di 26 libri, vinse nel maggio 2008 la seconda edizione del premio letterario Giorgio Calcagno e venne nominato nel 1999, dal Presidente della Repubblica, Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, il più alto degli ordini in Italia.


